Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno

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Con Decreto del Ministero della Giustizia 15.12.2016, pubblicato in G.U. n. 11 del 14.01.2017, è stata data attuazione alla norma di cui alla legge di stabilità del 2016, precisamente all’art. 1, commi 414, 415 e 416 L. 28.12.2015 n. 208, con cui è stato istituito in via sperimentale per gli anni 2016-2017 il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno.

Cos’è
è un fondo istituito in via sperimentale nello stato di previsione del Ministero di Grazia e Giustizia, con una dotazione di 250.000,00= euro per il 2016 e 500.00,00= euro per il 2017, al fine di creare una riserva da utilizzare per il coniuge in stato di bisogno.
Al termine del biennio di sperimentazione il Ministero di Grazia e Giustizia riferirà al Parlamento sui risultati di monitoraggio della misura.

Chi può accedervi
il coniuge separato in stato di bisogno, ovvero che non è in  grado di provvedere al mantenimento proprio o dei figli minori o maggiorenni ma portatori di handicap grave con lui conviventi, quando non ha ricevuto l’assegno di mantenimento periodico stabilito (in sede di separazione giudiziale o consensuale in quanto la legge fa riferimento espresso all’art. 156 c.c. e il D.M. 15.12.2016 usa espressamente l’aggettivo ‘separato’) per inadempienza del coniuge che vi è tenuto;

Come
presentando un apposito modulo (FORM) disponibile sul sito del Ministero della Giustizia (www.giustizia.it), che deve contenere a pena di inammissibilità e con dichiarazione resa ai sensi D.p.R. 445/200 (cd. autocertificazione):
a. le generalità e i dati anagrafici del richiedente;
b. il codice fiscale;
c. l’indicazione degli estremi del proprio conto corrente bancario o postale;
d. l’indicazione della misura dell’assegno periodico di mantenimento dovuto dal coniuge inadempiente con la specificazione che è maturato dopo l’entrata in vigore della legge (15.01.2016);
e. l’indicazione se il coniuge obbligato percepisca reddito da lavoro dipendente e, in caso affermativo se il datore di lavoro si è reso inadempiente al versamento diretto ex art. 156, comma VI c.c.;
f. l’indicazione che il valore dell’indicatore ISEE – ISEE corrente del richiedente è inferiore o uguale a 3.000,00= euro;
g. indirizzo di posta elettronica o certificata del richiedente;
h. la dichiarazione di occupazione o di disoccupazione ex art. 19 D. Legislativo 150/2015, senza necessità di dichiarazione al portale nazionale ex art. 13; in caso di disoccupazione dichiarare di non aver rifiutato offerte di lavoro negli ultimi due anni.
In caso di denunce redditi contenenti assegni di mantenimento di fatto non percepiti, l’importo deve essere indicato separatamente per esser detratto dall’indice ISEE;
allegando, a pena di inammissibilità dell’istanza:
– copia documento identità;
– copia autentica verbale pignoramento mobiliare negativo, ovvero dichiarazione negativa terzo pignorato relativamente a procedure esecutive promosse contro il coniuge inadempiente;
– visura conservatoria registri immobiliari provincia di nascita e residenza coniuge inadempiente da cui risulti non essere proprietario di immobili;
– originale del titolo che fonda il diritto all’assegno di mantenimento o copia autentica con formula esecutiva.

Dove
per il biennio di sperimentazione, presso la Cancelleria del Tribunale che ha sede nel capoluogo del distretto della Corte d’appello, che comprende il Comune di residenza del richiedente (per i residenti nel territorio del Veneto l’istanza va depositata al Tribunale di Venezia; per i residenti in Emilia Romagna al Tribunale di Bologna; per la Toscana al Tribunale di Firenze, ecc.).

Cosa succede
il Presidente del Tribunale, o un giudice da lui delegato, nei 30 giorni successivi al deposito valuta l’ammissibilità dell’istanza:
– se la ritiene inammissibile: la trasmette al Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, indicandone le ragioni;
– se la ritiene ammissibile: la trasmette al Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della Giustizia presso cui è istituito il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, che sulla base del provvedimento adottato dal Presidente può:
rigettarla,
accoglierla, nel qual caso provvede alla liquidazione delle istanze nei limiti delle risorse finanziarie in dotazione al fondo, secondo criteri cui all’art. 5 D.M. 15.12.2016.
In ogni caso all’avente diritto non può essere corrisposta, in relazione a ciascun rateo mensile dell’assegno di mantenimento, una somma eccedente la misura massima mensile dell’assegno sociale.

  • Il provvedimento in favore del coniuge può essere revocato in caso si accertino mancanti dei requisiti, ovvero in caso di documentazione o dichiarazioni non veritiere, con possibili conseguenze civili, penali e amministrative e recupero delle somme erogate.
  • Ai coniugi inadempienti verrà intimato di provvedere al versamento nel Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno della somma erogata al coniuge, e se non vi provvedono il Ministero della Giustizia agirà esecutivamente ai fini del recupero nei loro confronti.