Assegno divorzile e tenore di vita

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Novità della Sentenza della Corte di Cassazione del 10 maggio 2017 – n. 11504

Premessa
La legge 1 dicembre 1970 – n. 898 (legge divorzio) si occupa dell’assegno divorzile all’art. 5 co. VI: “Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

Il Giudice deve quindi accertare:
● se sussiste il diritto ad avere un assegno (an debeatur);
● se sussiste, in che misura vada corrisposto (quantum debeatur) .
Per costante interpretazione (cfr. Corte di Cassazione a sezioni unite – pronunce n.ri 11490 e 11492 del 29.11.1990), l’accertamento della sussistenza del diritto (an debeatur) viene effettuato valutando se la parte che chiede l’assegno “non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive” per mantenere il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito se fosse continuato.

Novità della sentenza Corte di Cassazione – I sez. Civile, 10 maggio 2017, 11504
La sentenza della prima sezione Cassazione civile del 10 maggio scorso ritiene invece non più applicabile nella fase dell’accertamento del presupposto dell’ assegno (an debeatur)  il riferimento al tenore di vita in costanza di matrimonio, dovendo il Giudice del divorzio:

quanto alla sussistenza del diritto all’assegno divorzile (an debeatur) – accertare se la domanda di assegno soddisfa le relative condizioni di legge, “mancanza di mezzi adeguati” o “impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive” con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica dello stesso al momento della domanda di assegno, desunta dai principali “indici” (salvo altri) rilevanti nelle singole fattispecie:
–  possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente),
–  capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo),
–  stabile disponibilità di una casa di abitazione;
sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’altro ex coniuge;

quanto alla determinazione della misura dell’assegno divorzile (quantum debeatur) dopo che è stato accertato che sussiste il diritto ad averlo – determinarne l’ammontare tenendo conto di  tutti gli elementi indicati dalla norma “…condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, e ciò sulla base delle prove fornite dal richiedente fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’altro ex coniuge.